“Presenza” è il titolo di questo articolo e dell’installazione che evidenzia e vede protagonista una delle opere del ciclo di “icona dell’essere”
L’installazione è stata creata nel 2009 all’interno delle carceri le nuove di Torino, dove si evocano presenze invisibili ma altrettanto reali, ricordi e spazi che hanno occupato realmente il presente oramai passato, lasciando posto alla vacquità.
Solo perché tu non la vedi non vuol dire che non esista!…. per antonomasia, integrano tutto cio’ che la società non intende vedere e che vorrebbe cancellare dalla propria memoria; con la condanna e l’espiazione della pena, la società vuole cancellare l’evento criminale: non vuole piu’ vedere il crimine, cosi’, come non intende vedere la vittima del reato o dell’ingiustizia.
Il carcere e’ il luogo deputato alla trasformazione di soggetti e di eventi reali, in soggetti ed eventi invisibili, in quanto, attraverso tale metamorfosi, la società assolve se stessa dall’atrocità dell’evento criminale.
Ma all’interno della struttura di detenzione i soggetti, gli eventi e le realtà continuano ad esistere, creando un microcosmo sociale parallelo, con le sue regole, i suoi giudizi, i suoi esecutori.
Con Daimon 3, gli artisti dovranno confrontarsi con la struttura, con il luogo, con le anime che, per decenni, sono stati resi invisibili dalla e alla società.
Gli artisti, pero’, non si limiteranno a creare un’opera all’interno dello spazio, ma assimileranno l’essenza del luogo, l’universo di sofferenza e di disperazione che e’ rinchiuso all’interno delle mura e dei ferri!
Gli artisti, infatti, il 17 settembre 2009, entreranno nel carcere e verranno sottoposto all’identificazione (fotoscegnaletica); a ciascuno verrà assegnata una cella (singola o in condivisione) ove vi rimarrà seguendo il regolamento penitenziario (orari dei pasti, limitazione della libertà personale, ora d’aria, assenza di comunicazione con l’esterno.
Con tale esperienza, l’opera concepita in precedenza potrà subire modifiche – anche sostanziali – a seguito delle emozioni e dell’esperienza di reclusione vissuta da ciascun artista.
